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Cass. sez. lav. 12.4.2026 n. 9227, pres. Tricomi, est. Armone, XY (avv. Parpaglioni e Crotta) c. Agenzia delle entrate (avv. Stato)
| | |Quando la condotta lesiva si traduce in una discriminazione diretta o indiretta nei confronti del lavoratore, il danno non patrimoniale si pone in stretta connessione con la lesione, giacché l’atto discriminatorio è lesivo della dignità umana ed è intrinsecamente umiliante per il destinatario. In simili casi, pur non potendo riscontrare un danno in re ipsa, il danneggiato assolve al proprio onere anche attraverso presunzioni, tanto che può parlarsi di danno presunto iuris tantum nel senso che al danneggiato sarà sufficiente allegare e dimostrare il pregiudizio per far sorgere la presunzione che esso abbia provocato una forma di sofferenza morale. Occorre inoltre valorizzare la maggiore o minore gravità dell’atto discriminatorio e tener conto che, in tema di discriminazione, il danno non patrimoniale è caratterizzato da una connotazione dissuasiva, tanto che può essere riconosciuto, nei casi di discriminazione collettiva, anche in assenza di un soggetto immediatamente identificabile, in relazione alla sofferenza morale derivante dalla lesione di un diritto costituzionalmente garantito.
Compensation for discriminatory harm – intrinsic violation of human dignity – established – rebuttable presumption of compensable non-pecuniary damage – established – dissuasive character of the award – established – admissibility of compensation in cases of collective discrimination
Where the harmful conduct takes the form of direct or indirect discrimination against a worker, non-pecuniary damage stands in close connection with the infringement, inasmuch as the discriminatory act is injurious to human dignity and is intrinsically humiliating to its recipient. In such cases, while damage cannot be said to arise in re ipsa, the injured party discharges their burden of proof also by means of presumptions, to the extent that the damage may be described as presumed iuris tantum: it is sufficient for the injured party to plead and establish the prejudice suffered in order to give rise to the presumption that it has caused a form of moral suffering. Account must further be taken of the greater or lesser gravity of the discriminatory act, and it must be borne in mind that, in the field of discrimination, non-pecuniary damage is characterised by a dissuasive quality, such that it may be awarded, in cases of collective discrimination, even in the absence of an immediately identifiable individual victim. This applies with regard to the moral suffering arising from the infringement of a constitutionally guaranteed right.
Leggi il commento di Alberto Guariso qui